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INDENNIZZO PER DANNO DA VACCINO ANTINFLUENZALE

Pubblicato da in Salute e Società ·
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Con sentenza n. 268 del 22.11.2017 la Corte Costituzionale ha sancito il diritto all’indennizzo per il danno subito da vaccinazione antinfluenzale, purchè sussista e ne venga provato il nesso di causalità. In conseguenza la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati), nella parte in cui non prevede il diritto all’indennizzo, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla medesima legge, nei confronti di coloro che si siano sottoposti a vaccinazione antinfluenzale. La legge 210/92 all’art. 1, come è noto, prevede il diritto ad avere un indennizzo solo a favore di chi si sia sottoposto a vaccinazione obbligatoria. Non è il caso della vaccinazione antinfluenzale prevista invece come raccomandata dalle autorità sanitarie italiane. La Suprema Corte motiva la sentenza con la seguente considerazione: le Autorità sanitarie raccomandano la vaccinazione antinfluenzale, in primo luogo, a specifiche categorie di soggetti a rischio, in relazione ai quali la vaccinazione è espressamente  consigliata a fronte o di un’età avanzata o di particolari condizioni di salute; in secondo luogo, per determinate categorie di operatori e lavoratori, per le quali la vaccinazione, oltre alla salvaguardia della salute individuale, ha il duplice scopo di proteggere quanti entrano con loro in contatto e di evitare l’interruzione di servizi essenziali per la collettività; in terzo luogo, per coloro che convivono con soggetti a rischio, venendo anche qui in rilievo la necessità di tutela non solo individuale. Per queste categorie, il recente aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (dpcm del 12 gennaio 2017, recante «Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502»), il Piano nazionale di prevenzione vaccinale (2017-2019) e le raccomandazioni ministeriali (2017-2018) prevedono l’offerta gratuita del vaccino antinfluenzale. L’individuazione specifica delle categorie, nell’ambito della generalità della popolazione, ha, dunque, questo obiettivo principale, mentre non potrebbe ovviamente servire a delimitare l’ambito dei possibili destinatari dell’indennizzo. D’altra parte, le campagne di informazione e sensibilizzazione tese alla più ampia copertura vaccinale coinvolgono inevitabilmente la generalità della popolazione, a prescindere da una pregressa e specifica condizione individuale di salute, di età, di lavoro o di convivenza: giacché, anche in questo caso, l’applicazione del trattamento consente di tutelare sia la dimensione individuale della salute, sia quella collettiva, impedendosi l’eventuale contagio fra i soggetti non a rischio e quelli a rischio e contribuendosi in tal modo anche alla protezione di coloro che non possono ricorrere alla vaccinazione a causa della propria specifica condizione di salute. In definitiva, sottolinea la Corte, alla luce dei principi individuati dalla giurisprudenza costituzionale- che fa espresso riferimento, ai fini del riconoscimento del diritto all’indennizzo, alla tutela della salute collettiva – il fatto che la raccomandazione sia accompagnata, per alcune categorie di soggetti, dalla gratuità della somministrazione, non potrebbe fondare alcuna limitazione del novero dei destinatari dell’indennizzo. La specifica posizione di tali categorie di soggetti non elide affatto il rilievo collettivo che la tutela della salute assume anche nei confronti della popolazione in generale, la vaccinazione di tutti e di ciascuno contribuendo all’obiettivo della più ampia copertura, perseguito attraverso la raccomandazione. Infine non possono invocarsi vincoli di bilancio, validi al più per giustificare limitazioni del novero dei soggetti cui la vaccinazione, in quanto inserita nei livelli essenziali di assistenza, sia somministrabile gratuitamente, che di certo essi non giustificano alcun esonero dall’obbligo d’indennizzo, in presenza delle condizioni previste dalla legge. La Consulta in armonia con precedenti orientamento, conclude  ribadendo la ragione determinante del diritto all’indennizzo: essa non deriva dall’essersi sottoposti a un trattamento obbligatorio, in quanto tale; ma piuttosto nelle esigenze di solidarietà sociale che si impongono alla collettività, laddove il singolo subisca conseguenze negative per la propria integrità psico-fisica derivanti da un trattamento sanitario (obbligatorio o raccomandato) effettuato anche nell’interesse della collettività. Per questo, la mancata previsione del diritto all’indennizzo in caso di patologie irreversibili derivanti da determinate vaccinazioni raccomandate si risolve in una lesione degli artt. 2, 3 e 32 Cost.: perché le esigenze di solidarietà sociale e di tutela della salute del singolo richiedono che sia la collettività ad accollarsi l’onere del pregiudizio individuale, mentre sarebbe ingiusto consentire che siano i singoli danneggiati a sopportare il costo del beneficio anche collettivo (sentenza n. 107 del 2012).

Avv. L. Anile - Cittadinanzattiva - Catania


VACCINAZIONI: È PROPRIO NECESSARIO ESTENDERNE L’OBBLIGATORIETÀ A DODICI? PERPLESSITÀ CONDIVISIBILI!

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Tags: vaccinoobbligatorioperplessitàdubbiopinioni
Il Decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, pubblicato il 7 giugno u.s. in Gazzetta Ufficiale, ha suscitato molte perplessità nella popolazione generale e negli operatori sanitari, per i quali sono previste delle vere e proprie sanzioni....

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