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COLPA MEDICA E RISPETTO DELLE LINEE GUIDA

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Ad un chirurgo estetico è stato mosso l'addebito di aver cagionato ad una cliente, nel corso della esecuzione di un intervento di lifting del sopraciglio, una ipoestesia tattile nella zona frontale destra, determinando una diminuzione della sensibilità della zona interessata, ancora permanente a distanza di cinque anni dall’intervento. La colpa è stata individuata nella imperizia nell’esecuzione dell’intervento e ritenuta irrilevante la somministrazione dell’anestesia ed il taglio e sutura della ferita perché queste operazioni sono state poste in essere personalmente dall’imputato.  Sia il Tribunale che la Corte di appello hanno ritenuto responsabile il medico di lesioni colpose gravi, condannandolo nel contempo al risarcimento dei danni da liquidare dinanzi al giudice civile. Viene quindi promosso, a cura del medico, ricorso in Cassazione e questa con sentenza n. 50078/17 del 19.10.2017, sez. 4 penale, depositata il successivo 31, ha annullato la condanna penale per lesioni colpose mandando assolto   agli effetti penali il medico, pur confermando la possibilità del risarcimento dei danni. La Cassazione in merito ha richiamato ed applicato l’art. 590 sexies del codice penale introdotto dall’art.6 della legge 8.3.2017 n. 24, dedicato alla responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, che stabilisce quanto segue: “1. Se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma. Qualora l’evento si è verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida, come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, siano rispettate   le buone pratiche clinico assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto.  2. All’art. 3 del decreto-legge 13 settembre 2012 n. 158, il comma 1 è abrogato”. Questo comma prevedeva che il medico, che si attiene alle linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non risponde penalmente per colpa lieve. Poiché nella fattispecie si è in tema di imperizia, statuisce la Cassazione, va applicata la legge 24/2017, pur se i fatti risultano commessi prima dell’entrata in vigore della legge suddetta; ciò in quanto la non punibilità del fatto ha natura sostanziale e risulta inapplicabile la legge Balduzzi che prevede la depenalizzazione della colpa lieve, e nella considerazione che risulta abrogato l’intero comma 1 del citato art.3. Pertanto, essendo il disposto della legge n. 24/17 più favorevole per l'imputato, in quanto esclude responsabilità penale nel caso di imperizia ove vengano rispettate le linee guida o in mancanza i protocolli, in buona sostanza, sottolinea la Suprema Corte, il legislatore, innovando alla legge Balduzzi, non attribuisce più alcun rilievo al grado di colpa. Certo, così facendo il legislatore ha inteso favorire la posizione del medico riducendo gli spazi per la sua possibile responsabilità penale, ferma restante la responsabilità civile. In pratica la nuova legge cerca di proseguire in un percorso di attenuazione del giudizio sulla colpa medica introducendo una causa di esclusione della punibilità per la sola imperizia, la cui operatività è subordinata alla condizione che l’esercente la professione sanitaria abbia rispettato le raccomandazione e/o le buone pratiche clinico assistenziali e che risultino adeguate alla specificità del caso concreto. La rinuncia alla pena nei confronti del medico si giustifica nell’ottica di una scelta normativa di non mortificare l’iniziativa del professionista, con il timore di ingiuste rappresaglie, mandandolo esente da punizione per una mera valutazione politico criminale, al fine di restituire al medico serenità operativa, così da prevenire il fenomeno della cosiddetta medicina difensiva. In questa prospettiva l'unica ipotesi di permanente rilevanza penale della imperizia sanitaria può essere individuata nell’assecondamento di linee guida che siano inadeguate alla peculiarità del caso concreto, mentre non vi sono dubbi sulla non punibilità del medico che, seguendo le linee guida adeguate e pertinenti, purtuttavia sia incorso in una imperita applicazione di queste. In pratica il legislatore, in relazione alla colpa per imperizia nell’esercizio della professione sanitaria, ha voluto prevedere un trattamento più favorevole rispetto alla colpa per negligenza o per imprudenza. Poichè nel caso in esame le sentenze di merito, mentre hanno riscontrato la grave imperizia dell’imputato, non hanno svolto alcuna valutazione sul rispetto o meno delle linee guida e poiché ora, per maturata prescrizione, non è possibile annullare con rinvio, l'imputato va prosciolto per essere il reato estinto per prescrizione. Sarà il giudice civile a determinare il quantum del risarcimento provvedendo a modularlo secondo le indicazioni di cui all’art.  7 della legge n. 24 del 2017.

Avv. Luigi Anile - Presidente del Comitato consultivo Asp Catania


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