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L’ACCESSIBILITÀ DEI BENI CULTURALI: PROBLEMATICHE E PROSPETTIVE PER UNA VISITA INCLUSIVA

Pubblicato da in Salute e Società ·
Tags: accessibilitàculturabenipatrimonioartisticostoricobarrirearchitettonichedisabilidisabilitàmotoriesensorialiItaliaSiciliamuseioperearte
L’eredità culturale di un popolo è comprensiva di molteplici esperienze, rappresentate dalla produzione storico-artistica, che costituisce un patrimonio estremamente ricco e variegato, oggi racchiuso e definito nei termini di beni culturali. Il patrimonio culturale, appartenente all’intera collettività, risulta fruibile in maniera molto differente da soggetto a soggetto; per numerose categorie di persone, infatti, la partecipazione alla vita culturale è estremamente ridotta, data l’impossibilità di entrare nei luoghi deputati alla cultura, identificati dagli stessi soggetti come luoghi inaccessibili. Accessibilità, fruizione e barriere architettoniche sono i termini con cui la società contemporanea si è dovuta confrontare, legati alla possibilità di rendere accessibili i luoghi della cultura.
Oggi una grossa fetta di potenziali fruitori è esclusa dalla vita culturale, per cui la questione dell’accessibilità e della fruizione diviene una componente essenziale per una società attenta ai bisogni del singolo individuo. Le nostre realtà nazionali evidenziano, in particolare, enormi difficoltà di fruizione delle opere d’arte nonché difficoltà che riguardano anche gli strumenti per creare soluzioni ai servizi dell’accessibilità urbana. Potenziando gli investimenti nelle politiche inclusive si può oggi raggiunge il corretto livello di adeguatezza dei nostri centri urbani e dei contesti storici. Un esempio di ciò è testimoniato dal fatto che Milano, in occasione dell’Expo 2015, ha ottenuto l’Access City Award 2016, riconoscimento annuale assegnato dalla Commissione Europea e dallo European Disability Forum alle città che nel corso dell’anno hanno lavorato meglio in merito alla accessibilità per le persone con disabilità motorie, sensoriali e con ridotte capacità di movimento.
È chiaro, dunque, a questo punto che diventa indispensabile sviluppare progetti che rientrino all’interno dei requisiti di eccellenza dell’accessibilità. I tre punti  sui quali è necessario lavorare per raggiungere tale obbiettivo secondo l’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) passano attraverso l’individuazione di percorsi programmatici e progettuali, attraverso il contatto costante con gli Osservatori regionali e con l’Osservatorio Nazionale sulla disabilità, attraverso la mappatura da porre alla base di indirizzi per le città italiane, la strategia d’intervento per la rimodulazione e la rigenerazione delle strutture urbane, finalizzate a rendere le città più accessibili. A tal fine possiamo oggi utilizzare il pensiero progettuale inclusivo che ci fornisce il Design for All e l’Universal Design. In inglese Design for All, è il termine internazionale con cui ci si riferisce a una metodologia progettuale di moderna concezione ad ampio spettro che ha per obiettivo fondamentale la progettazione e la realizzazione di edifici, prodotti e ambienti che sono di per sé accessibili a ogni categorie di persone, al di là dell’eventuale presenza di  una condizione di disabilità.
L’Universal Design è emerso dai concetti, leggermente anteriori, di “senza barriere” (barrier-free), dal più ampio movimento dell’accessibilità e dalla tecnologia adattiva e assistiva, cercando, inoltre, di fondere l’estetica a queste considerazioni di base. Il crescente interesse per la progettazione universale è dimostrato dal fatto che oggi sono molti i settori in cui il design universale sta avendo una forte penetrazione di mercato. È compito di chi progetta, realizza, organizza e gestisce spazi aperti al pubblico, esercizi commerciali, luoghi di svago e ritrovo, operare perché ciascuno abbia comunque uguali opportunità e possibilità di accesso. Progettare per tutti non rappresenta una limitazione alla creatività, ma anzi la stimola attraverso nuove sfide. Le prescrizioni normative vigenti in materia di superamento delle barriere architettoniche, già esistenti dagli anni ’80, devono comunque essere accolte come dei requisiti minimi da migliorare per realizzare interventi in cui gli aspetti estetico-formali sappiano affiancarsi a quelli funzionali, privilegiando, una logica esigenziale e prestazionale rispetto ad una logica meramente prescrittiva. Questo aspetto qualitativo deve essere tenuto in conto, assieme ad altre discipline di settore e fin dalle prime fasi di predisposizione di un qualunque progetto. Come oggi non è più possibile pensare ad architetture che non tengano conto dei risvolti energetici ed ecologici, altrettanto non sarà più possibile rinunciare all’opzione dell’accessibilità motoria, percettiva e sociale per tutti. Occorre progettare spazi urbani e attrezzature accessibili, confortevoli, sicure, gradevoli (alla vista, all’udito, al tatto, all’olfatto), se possibile divertenti, non ridondanti, non invasive, non dedicate alle persone con disabilità, ma nelle quali tutti possano sentirsi inclusi. Per favorire l’esperienza multisensoriale delle persone, in particolar modo per chi presenta deficit sensoriali, è dunque necessario mostrare il mondo nelle sue molteplici qualità oggettuali, nel suo modo acustico, ottico, tattile, olfattivo di essere esperito attraverso occhi, orecchie, naso, mani. Dotare luoghi e ambienti di prestazioni elevate di accessibilità per tutti consente di aumentare le possibilità di successo delle proposte contenute negli stessi luoghi e ambienti. Alcuni casi di successo sono, in ambito internazionale, la recente mostra “Il Prado da toccare” a Madrid e, in Italia il Museo Omero ad Ancona. Quest’ultimo, istituito nel 1993 dal comune di Ancona con il contributo della regione Marche, su ispirazione dell’Unione Italiana Ciechi, è stata nel Settembre 2017 oggetto di un nuovo allestimento. Il museo, attualmente ospitato in uno spazio di 750 mq di superficie distribuito su tre piani, è in grado di offrire un percorso continuo privo di barriere architettoniche e rispondente a tutti i gradi di sicurezza previsti dalle norme vigenti, offrendo a tutti un’esperienza tattile delle più importanti opere d’arte del mondo.
Da tali esempi si nota che la sensibilità sul tema dell’accessibilità sta crescendo, ma mancano ancora indicazioni precise dalla normativa e di frequente sia in territorio nazionale che in Sicilia gli interventi sono limitati a blandi ausili per l’accessibilità fisica (rampe, scivoli, percorsi per carrozzina) o al massimo in alcune didascalie delle opere in braille o alla mappa tattile del sito o del museo. In sporadici casi, quali ad esempio il Museo Pepoli di Trapani o il Museo del Satiro Danzante di Mazzara del Vallo, sono presenti percorsi dedicati ai non vedenti corredati da QR code e App scaricabili che descrivono le singole opere, nonché applicazioni ICT dedicate. Come prima esposto, esistono oggi tutti gli strumenti progettuali che possono andare incontro qualsiasi esigenza speciale, occorre pertanto un progettazione inclusiva più attenta e consapevole che sfrutti questi strumenti per consentire una visita innovativa e una esperienza completa a qualsiasi tipologia di utente.

di Arch. F. Fernandez - I.E.ME.S.T. e Arch. C. Pendolino - ARTINHAND


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