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SENZA BARRIERE SIAMO TUTTI UGUALI

Pubblicato da in Salute e Società ·
Tags: barriereinvisibiliaccessibilitàPalermoCapitalecultura2018difficoltàaccoglienza
Barriere invisibili sono quelle che attraversiamo senza accorgercene, così come non ci accorgiamo di una Palermo invisibile preclusa a chi si ferma davanti a quei gradini che abbiamo salito con facilità,  a chi per passare da una parte all’altra della strada non ha scivoli ad agevolarlo ed è costretto ad aggirare il marciapiede per guadagnare un accesso, o ancora a chi rimane prigioniero di quel marciapiede perché  il varco è occupato da una macchina che li non doveva sostare. Questa è Palermo, crocevia di culture che ha subito invasioni che ne hanno modificato la struttura urbana, vicoli stretti convivono con palazzi sontuosi che possiedono al proprio interno tesori preziosi e strade lastricate simbolo di una idea di lusso desueta che attualmente rallenta chi si muove in sedia a rotelle o con difficoltà, ma che soprattutto ne ha modificato l’anima rendendola permeabile alle influenze esterne solo se rumorose e potenti e sorda invece, ancora in larghe fasce della società,  al rispetto delle regole e del più fragile. Palermo Capitale italiana della Cultura 2018: “Città dell’accoglienza e dei diritti” potrebbe essere il volano attraverso il quale fare udire la voce  di chi si è abituato a pensare a rotelle  e di chi è privo della vista o dell’udito.  Una città percossa e sottomessa da Arabi, Normanni, Svevi, Angioini e Spagnoli che raramente ha saputo alzare la testa e ribellarsi ma ha saputo però a capo chino, sotto la frusta del dominatore di turno, costruire un patrimonio architettonico che è stato riconosciuto dall’Unesco. Un popolo quello dei Palermitani che ha im
parato a riconoscere il suono dell’invasore dallo scalpitio degli zoccoli veloci  dei loro cavalli sul terreno e dalle loro urla di conquista, a temere quelle grandi navi che si avvicinavano alla  “città tutto porto”,  a prendere coscienza che una nuova dominazione stava per prendere corpo dal rumore assordante che produceva e, non avendo né i mezzi né la conoscenza per contrastarla, si è abituato a piegarsi alla volontà di chi urla più forte. Ed è questo retaggio che ancora ci contraddistingue, nei mercati popolari dove si “ bandisce ” a squarciagola la propria mercanzia così come in ogni scenario, da quello sociale a quello politico, chi urla più forte, chi fa più rumore è quello che ha la meglio su gli altri. Il flusso migratorio moderno che non si affida più a navi imponenti ma a barconi, sicuramente suscita in noi grande pena, ma il rischio è che ancora un a volta il baccano che produce attraverso proclami  e titoli di giornale devi l’attenzione dai i veri stranieri in casa propria: le persone con disabilità, costrette a rimanere confinate nelle proprie abitazioni perché l’ambiente urbano rimane ancora ostile. In mezzo al frastuono risulta davvero difficile udire il cigolio leggero di una carrozzina o il ticchettio di un bastone sul selciato, piccoli passi sono stati fatti e manifestazioni come gli “Ability days” o le “Maratone in Carrozzina”, svolte sulla strada per infrangere il muro dell’indifferenza,  hanno aperto delle brecce nelle coscienze. In occasione della proclamazione che ha fatto guadagnare alla città il titolo di Capitale della Cultura 2018 in effetti  il Sindaco Leoluca Orlando ha detto: «Noi  rivendichiamo il diritto di ogni essere umano di essere e restare diverso, ma di essere e restare uguale». Chi ha acquisito la consapevolezza di avere avuto un’altra occasione, che è nato a vita nuova, dopo avere contratto un qualsiasi tipo di disabilità e sperimenta una dualità che fa restare uguali dentro e apparire diversi fuori, continua a fare i conti però con un percorso urbano frutto di scelte davvero incomprensibili e spesso sconsiderate: marciapiedi privi di scivoli o scivoli per guadagnare il marciapiede che non hanno il corrispondente per scendere dall’altra parte,  assenza di loges per guidare il percorso dei non vedenti, strade impercorribili  e accessi molto spesso negati ai luoghi di arte e di cultura, pali in mezzo ai camminamenti, difficoltà a raggiungere i mezzi pubblici. Chi dunque dovrebbe essere il punto di riferimento della società civile, chi ha imparato a non temere la propria disabilità e farne un punto di forza, chi  ha ricominciato a sognare da una prospettiva diversa è ancora tagliato fuori dalle dinamiche cittadine che, per ignoranza o per superficialità, gli impediscono di essere parte attiva di un percorso di civiltà partendo dalle strade della città di Palermo, che tutti dobbiamo potere percorrere, per promuovere il dialogo sul diritto degli individui ad  una partecipazione piena ed attiva alla vita quotidiana, culturale, artistica e sportiva. Uno spiraglio di speranza lo apre il dossier presentato per la candidatura di Palermo che  in un brano cita: “La libertà senza giustizia sociale è una conquista effimera diceva Sandro Pertini…  La libertà unilaterale che non consente agli esseri umani di spostarsi liberamente come i denari, le informazioni i beni è una libertà effimera che può solo produrre ingiustizie e sopraffazione. In antitesi con i principi stessi della carta sui diritti dell’uomo su cui l’identità europea si fonda”. Il riferimento in quel testo però è esplicitamente mirato al volto umano del fenomeno delle globalizzazione: i migranti. Noi ci auspichiamo da queste pagine che non sia limitato a quella fascia della popolazione. E una  rassicurazione in questo senso ci  giunge dal Sindaco di Palermo che ci dice: «Palermo accessibile fa rima con vivibile ed esprime la visione di una città accogliente. Palermo Capitale della Cultura, non soltanto della Cultura artistica ma della Cultura della accoglienza, delle altre Culture e delle Culture altre. Una città che pone al centro la persona umana e considera le diversità un valore». Palermo Capitale della Cultura dovrebbe davvero permettere che l‘accessibilità del patrimonio artistico, culturale e monumentale sia un valore aggiunto, che possa fare la differenza senza fare differenze, ed essere fruibile ma non percepibile. Una città che i turisti stranieri dovrebbero potere visitare senza incontrare difficoltà e portare con sé poi il ricordo di un luogo dalle radici profondamente sviluppate nella storia ma proiettata nel futuro come le migliori capitali europee. Senza barriere siamo tutti uguali, questo il messaggio che dovrebbe essere lanciato a partire dal 2018 . In effetti il comune ha realizzato un portale “Palermo Accessibile”, una  NUOVA MAPPA COMUNALE che censisce l’accessibilità delle strutture storico-monumentali, sportive, ricreative, culturali e di ricezione turistica della città, per i soggetti diversamente abili. E ha istituito un “Organismo territoriale”  che grazie alle persone con disabilità e alle famiglie ha potuto mettere, attraverso la competenza acquisita con la propria esperienza, nero su bianco i percorsi da seguire per attuare le politiche sociali partendo per la prima volta dall’analisi dei bisogni per modulare l’erogazione dei servizi. Ancora oggi chi porta su di sé una qualsivoglia disabilità suscita nell’altro commiserazione, pietà, salvo diventare  esibizione di carità quando si elargisce una carezza come fosse elemosina per tacitare la coscienza.
La chiave di volta per ottimizzare gli interventi è cominciare a considerare la disabilità un problema che non riguarda i singoli cittadini che ne sono colpiti e le loro famiglie ma, piuttosto, un impegno di tutta la comunità, e delle istituzioni innanzitutto, che richiede uno sforzo e una collaborazione multisettoriale integrata. Un approccio nel quale gioca un ruolo strategico la stretta collaborazione tra i diversi livelli di responsabilità istituzionale (sussidiarietà verticale) e tra le istituzioni, le associazioni e il privato sociale (sussidiarietà orizzontale). Ed è imprescindibile che ogni progettualità preveda l’accessibilità come “conditio sine qua non” per  attivare un processo di sedimentazione che porti alla crescita culturale della collettività. Palermo Capitale della Cultura 2018 la immaginiamo come una città nella quale la persona trova accoglienza sotto tutti gli aspetti da quello sanitario a quello ricreativo,  una  città nella quale una persona può essere e rimanere uguale a se stessa ma diversa nella sua complessità, una città nella quale gli uomini si guardano negli occhi e si scoprono uguali.

Antonella Balistreri


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