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SOLE, MARE, ORMONI

Pubblicato da in Salute e Società ·
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Quel simpatico e tormentato periodo che consideriamo Estate e che tecnicamente dovrebbe iniziare a Giugno per poi terminare a Settembre – sebbene si estenda ogni anno sempre di più nel tempo confondendo con bizzarre variazioni climatiche la coscienza della popolazione che infesta i social, rendendola inadeguata al contesto mediatico (“Uffa fa caldo!”; “Uffa fa freddo!”) - offre puntualmente alla salute una lunga serie di benefits.
Tali benefits, di solito, vengono attribuiti alla sospensione dell’attività lavorativa che lascia scivolare il lavoratore nelle piacevolezze delle “ferie” dopo aver sgobbato serratamente entro i ranghi di propria competenza.
Questo vale almeno dal 18 a.C., epoca a cui viene fatta risalire la nascita delle Feriae Augusti, Ferragosto, fortemente volute dall'imperatore Augusto come un periodo di riposo e di festeggiamenti che faceva seguito a quello di grande lavoro nei campi.
In verità gli effetti  medicamentosi dell’Estate, oltre al ristoro dal lavoro, il recupero delle ore di sonno, lo stordimento nel divertissement e nel molteplice delle attività ricreative (che fin troppo spesso è impossibile praticare durante le giornate di lavoro), riguardano (nella giusta maniera) il Mare ed il Sole.
Oasi dal calore brutale, ristoro dallo stress, pace dei sensi… il Mare è in grado di portare giovamento non solo allo spirito ed all’umore di chi ne fruisce ma anche al corpo. Infatti, tra gli elementi di cui l’uomo ha bisogno perché venga garantito il corretto andamento delle proprie attività metaboliche, figura lo Iodio.
Lo iodio, dal greco Iodes (violetto), è un elemento distribuito eterogeneamente (ed in diverse forme chimiche) nel suolo, nell'acqua e nell'ambiente in generale ed è notevolmente concentrato nei pesci e nei frutti di mare. Lo iodio presente nelle rocce e nel suolo, per azione delle piogge e dell’erosione, viene trasportato dalle acque superficiali nei mari e negli oceani. Il dilavamento dei terreni determina il basso contenuto di iodio nei suoli mentre quello contenuto nell’acqua dei mari evapora nell’atmosfera e, con le piogge, ritorna sulla superficie terrestre. Lo iodio presente nei terreni viene assorbito dalle piante mentre quello presente nel mare si accumula nelle alghe, nei pesci e nei crostacei. Per tale ragione è opinione diffusa (ma non corretta) che la semplice aria di mare sia protettiva per le carenze di questo elemento. Nella realtà dei fatti correre sulla spiaggia, respirare a pieni polmoni tanto nel bagnasciuga del lido dietro l’angolo quanto in mezzo all’Oceano, non è sufficiente per correggere un eventuale deficit di iodio in quanto il mare protegge fornendo generi alimentari che - quando consumati freschi - aiutano a combattere a controbilanciare le sindromi carenziali.
Lo iodio ingerito dagli alimenti viene assorbito facilmente nel piccolo intestino per poi essere captato dalla Tiroide, una spassosa ghiandola dalla caratteristica forma a farfalla, posizionata nella regione anteriore del collo. La quantità in eccesso, invece, viene gloriosamente filtrata ed escreta dai reni! Perché serve lo iodio?
Esso è un componente essenziale della tiroxina (T4) e della triiodotironina (T3) che rappresentano i famigerati ormoni tiroidei. Quando la sua assunzione diventa deficitaria, si va incontro ad una ridotta produzione di tali ormoni tiroidei configurando un quadro di Ipotiroidismo. Il gozzo è la manifestazione più evidente della carenza di iodio. La scarsa assunzione di iodio conduce a una riduzione della produzione di fT4 ed fT3, con conseguente aumento della secrezione dell'ormone tiroideo-stimolante (TSH) nel tentativo di aumentare la produzione di fT4 ed fT3. E fin qui, a rigor di logica, ci siamo: i livelli di TSH aumentano nella speranza ripristinare gli equilibri, riportando tutto ai valori della normalità. Ma il TSH ha un lato oscuro che va denunciato subito! È in grado, oltre che di incrementare la produzione degli ormoni citati, di stimolare anche la crescita della tiroide. Ecco configurarsi il gozzo come risposta compensatoria alla carenza di iodio. Il gozzo è inizialmente diffuso ma tende a diventare nodulare perché le cellule di alcuni follicoli della tiroide proliferano più degli altri e nel tempo i noduli vanno ingrandendosi arrivando a quadri di degenerazione cronica, emorragia e calcificazione.
Nei paesi in via di sviluppo, la carenza di iodio è stata identificata come uno dei fattori modificabili nel contesto dei problemi di salute pubblica globale che, per essere combattuto, necessita di un faro puntato sulla diagnosi e sulla prevenzione a livello della comunità anziché dell'individuo. Negli ultimi due decenni l'ultrasonografia, che consente una precisa stima del volume della tiroide, è diventata il metodo di valutazione preferito. Tale esame, corredato del dosaggio ematico di TSH, fT3 e fT4 e della visita di un medico specialista in endocrinologia (che ha dalla sua oltre che i rimedi farmacologici anche i presidi quali il sale iodato per sopperire alle carenze dietetiche) rappresenta una validissima arma nella lotta preventiva ai disordini tiroidei.
A completare il pacchetto, coerentemente con la formula “all-inclusive” mentre il mare provvede al rifornimento spiccio di iodio, il Sole, dal suo canto, non sta fermo lì ad abbrustolire le abbondanti carni esposte dai bagnanti. Mentre abbronza (sia chiaro che le abbronzature alla Giordano Bruno rimangono fortemente sconsigliate), provvede a far sì che nel corpo umano venga magnificata la biosintesi di vitamina D. Non è molto conosciuta in effetti la vitamina D… ci si ferma, spesso, un po’ prima alla conoscenza delle vitamine del gruppo ACE e dei complessi B. Eppure essa svolge un compito importante nel circuito della mineralizzazione dello scheletro, fungendo da operatore diretto nel garantire gli spostamenti del calcio nell’organismo. Si tratta di un ormone sterolico (che ha, cioè, una struttura simile a quella del più conosciuto  colesterolo), l’1,25-diidrossicolecalciferolo o 1,25(OH)2D, che rappresenta il metabolita attivo della vitamina D3. Essa, svolgendo tale compito, non è lasciata da sola! Nell’omeostasi minerale nei vertebrati superiori sono coinvolti anche il paratormone (PTH) e la  calcitonina (CT).  Questi ormoni sono integrati in un sistema complesso la cui funzione fisiologica principale è quella di mantenere costante la concentrazione di calcio, fosforo e magnesio nei liquidi extracellulari. La sintesi e la secrezione di PTH e CT sono regolate dalla concentrazione degli ioni calcio nei liquidi extracellulari.
E il Sole? Cosa c’entrava il Sole? La biosintesi della vitamina 1,25(OH)2D parte da precursori inattivi: l’irradiazione ultravioletta del 7-deidrocolesterolo è operata dal Sole a livello della cute, dà origine al colecalciferolo. A questo ormone di base vengono aggiunti due “zainetti” o gruppi idrossilici (OH) come li chiamerebbero quei tediosi dei chimici: uno zainetto –OH a livello del fegato ed uno zainetto –OH a livello del rene. Così, in definitiva, a livello del rene si ottiene la forma attiva della Vitamina D3 con due zainetti.
Le modalità con cui agisce questo ormone e con cui collabora con il PTH è davvero affascinante. Quando il livello di calcio nel sangue (calcemia) si abbassa, il rene agisce incrementando la produzione di vitamina D3 attiva che a livello intestinale aumenta l’assorbimento di calcio. Contemporaneamente, l’ipocalcemia stimola, da parte delle ghiandole paratiroidi, la sintesi e la secrezione di PTH che andrà ad agire rosicchiando l’osso e liberando il calcio oltre che andando a stressare il rene per sintetizzare nuova vitamina D3 attiva. La problematica inizia a farsi sentire nei casi in cui i reni vadano incontro ad una patologia che ne riduca notevolmente la funzionalità (insufficienza renale cronica avanzata), diventando dunque sordi alle stimolazioni operate dal PTH. In questi contesti la produzione di vitamina D3 attiva diventa insufficiente rispetto alle esigenze dell’organismo che risponde incrementando la secrezione di PTH con il risultato di non ottenere lo stesso l’aumento dei valori di vitamina D3 attiva, ottenendo solo il depotenziamento dell’osso da parte del PTH. Questa condizione patologica viene nominata Iperparatiroidismo Secondario.
 Il titolo con cui esordisce questo pezzo, in effetti, potrebbe risultare tendenzioso e probabilmente sarebbe stato più corretto spoilerare da subito il finale suggerendo che gli ormoni in questione non erano quelli che vengono subito in mente (quelli divertenti!) ma quelli un po’ più noiosi che riguardano il metabolismo della tiroide e dell’osso… in questa maniera però avrei tolto tutto il divertimento!

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Dott. Concetto\nSessa - Specialista in Nefrologia, Direttore Tecnico Sanitario Servizio\nNefrodialitico TIKE.


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