LA PREVENZIONE IN AMBITO NEFROLOGICO - Unione News - unione no profit società e salute news | unionenoprofit

Unione Associazione No Profit News

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

LA PREVENZIONE IN AMBITO NEFROLOGICO

Pubblicato da in Salute e Società ·
Tags: reninefrologonefrologiaprevenzionedialisitrapianto
I reni sono due organi dalla caratteristica forma a fagiolo, grandi approssimativamente quanto un pugno, posti a destra e sinistra della colonna vertebrale e collegati alla vescica da un sottile condotto detto uretere. Ricevono il sangue attraverso un vaso arterioso, l’arteria renale principale, che si sfrangia in tronchi via via più piccoli sino a dare origine ai cosiddetti glomeruli, che rappresentano il sistema di filtrazione del rene e le loro unità funzionali.
Essi svolgono funzioni complesse quali l’eliminazione delle scorie del metabolismo azotato, di numerosi farmaci e dei loro prodotti di degradazione. Inoltre mantengono in perfetto equilibrio, nel nostro organismo, il patrimonio di acqua, sali, acidi, bicarbonati ed elettroliti, eliminando ciò che è in eccesso e regolando la loro eliminazione anche in condizioni di carenza. Infine il rene è deputato alla produzione dell’eritropoietina, che stimola la formazione di globuli rossi da parte del midollo, della renina e delle prostaglandine (che intervengono nella regolazione della pressione arteriosa), nella produzione della forma attiva della vitamina D, fondamentale per l’assorbimento intestinale di calcio e la calcificazione dell’osso.
Tradizionalmente l’insufficienza renale è definita come una situazione nella quale i reni non sono in grado di assicurare il regolare svolgimento delle proprie funzioni conducendo ad una alterata eliminazione di scorie e ad alla cattiva gestione dei liquidi dell’organismo. Un’insufficienza renale può instaurarsi acutamente, in pochi giorni o anche in poche ore (insufficienza renale acuta), a seguito di condizioni di shock, di complicazioni della gravidanza, di un’esposizione a tossici o a farmaci nefrotossici, oppure lentamente nel tempo. Questo è il caso dell’insufficienza renale cronica, secondaria a malattie che danneggiano i reni talora sino a distruggerli - nel corso di anni - esitando nella dialisi.
I registri nazionali dei diversi Paesi forniscono dati inconfutabili che evidenziano un progressivo e generalizzato incremento nell’incidenza e nella prevalenza della malattia renale cronica. Solo in Europa, nell’ultimo decennio, l’incidenza media di malattia è cresciuta da 79  a 117 nuovi casi per milione di popolazione/anno, con età mediana di 65 anni e diabete mellito come sua causa principale. Indiscusse sono, al tempo stesso, le evidenze circa la maggiore sopravvivenza e la migliore qualità di vita di quei pazienti che si sono rivolti precocemente ad una figura altamente specializzata quale quella del Nefrologo.
La svolta epocale che segna il passaggio dalla medicina classica alla medicina moderna e che è diventata il cavallo di battaglia di ogni mentore nella formazione delle nuove classi mediche, è segnata dalla parola “prevenzione”. Una parola come tante che potrebbe sembrare lo stereotipo altisonante di cui si fregia la classe dei camici bianchi per giustificare sermoni ed esami fastidiosi che portano la popolazione (sempre più schiava dell’orologio) a perdere qualche ora del proprio preziosissimo tempo dietro la porta di uno specialista. Una parola come tante, certo, ma che rappresenta la linea di demarcazione tra il paziente malato ed il paziente sano a rischio… una parola che se ben valutata, può rappresentare la differenza tra salute e malattia.
Ed è per questo che, già da diversi anni, sono state portate avanti campagne di prevenzione come la Giornata del Rene patrocinata dalla FIR (Fondazione Italiana del Rene), mediante le quali si pratica efficientemente la prevenzione sul campo screenando la popolazione afferente le piazze italiane attraverso colloqui con lo specialista, misurazione della pressione arteriosa ed esame estemporaneo delle urine. Il contatto con l’utente medio arruolato in queste giornate di prevenzione ha permesso di sperimentare la cattiva coscienza comune nei confronti delle abitudini morbigene che tende a sminuire il peso dei fattori di rischio nello stato di salute.
La malattia renale cronica (Chronic Kidney Disease, CKD) è oggi considerata un rilevante problema di salute pubblica. I pazienti che raggiungono lo stadio di uremia terminale (End Stage Renal Disease, ESRD) e che necessitano di un trattamento sostitutivo comportano elevati costi sociali ed economici. L’interesse verso la CKD da parte del mondo scientifico e delle autorità sanitarie è suscitato dai dati epidemiologici prodotti negli ultimi anni. Sappiamo, infatti, che circa il 13% della popolazione generale adulta negli Stati Uniti d’America nell’ultima survey disponibile ha evidenze di CKD e rientra in uno dei 5 stadi identificati secondo la classificazione K/DOQI. La prevalenza di CKD aumenta sino al 15-30% negli anziani e supera il 50% nei soggetti affetti da malattie cardiovascolari e metaboliche. È atteso, inoltre, per i prossimi anni, il raddoppio della coorte dei pazienti nefropatici dovuto all’incremento di incidenza di ipertensione arteriosa, diabete mellito e sindrome metabolica. Le dimensioni “epidemiche” della CKD non rappresentano l’unico dato allarmante. Gli studi epidemiologici effettuati su coorti di popolazione generale hanno, infatti, dimostrato che, nei pazienti con CKD in fase non dialitica, la mortalità  aumenta in maniera esponenziale con la progressione del danno renale.
Il più elevato rischio cardio vascolare (CV) del paziente nefropatico rispetto alla popolazione generale è stato riconosciuto essere legato ad una maggiore prevalenza dei principali fattori di rischio tradizionali (ipertensione, dislipidemia, obesità) nonché alla presenza di fattori specifici della malattia renale (albuminuria, anemia, iperparatiroidismo secondario, fosforemia). Pertanto, l’intervento terapeutico effettuato nelle fasi precoci della CKD sui fattori modificabili del rischio CV può migliorare la prognosi globale, ossia cardio-renale, del paziente nefropatico, diminuendo il rischio CV, ritardando l’ingresso in dialisi e quindi, riducendo l’elevata mortalità, le gravi complicanze CV, nonché i costi elevati che caratterizzano la terapia dialitica.
Da quanto esposto finora emerge come la CKD costituisca una patologia a crescente incidenza, associata ad una complessa gestione del paziente, che richiede assolutamente competenze specialistiche oltre che elevati costi per la Sanità Pubblica. Ne consegue un ruolo preponderante della prevenzione e della diagnosi precoce al fine di ridurre il più possibile le percentuali di pazienti con ESRD, con un guadagno sia in termini di salute pubblica che di spesa sanitaria. La maggiore consapevolezza del paziente nefropatico riguardo le possibilità prognostiche derivanti dall’essere seguito con costanza e competenza da un medico specialista in nefrologia porterebbe ad un auspicabile freno nei ritmi di incidenza e progressione della malattia renale cronica. Il raggiungimento di tale obiettivo non può prescindere da una capillare attività d’informazione sul territorio e da una stretta collaborazione tra i medici di Medicina Generale e gli specialisti nefrologi, obiettivo che può essere raggiunto solo sinergizzando risorse ed energie comuni ed impedendo di frammentare la nostra identità tra le varie specializzazioni.
 L’espansione della nefrologia (dal greco νεϕρος λόγος, “discorso sul rene”) ha presto portato ad un re-styling della figura del nefrologo che esula dagli schemi classici che lo vedono mestamente confinato in sala dialisi, contattabile solo ed esclusivamente al momento di collegare il paziente al dializzatore: a questa grigia concezione subentra la più nuova e dinamica visione di un nefrologo attivo che si muove trasversalmente attraverso tutte le branche della medicina interna, affiancando con le armi in suo possesso gli altri specialisti serrando i ranghi contro condizioni potenzialmente fatali. Tuttavia se le evidenze, da una parte, si esprimono favorevolmente in termini di prognosi per quei pazienti che si sono rivolti al nefrologo all’esordio della malattia renale, dall’altra parte stridono con quella che è la reale informazione dell’utenza.
 
Concetto Sessa - Specialista in Nefrologia Direttore Tecnico Sanitario Servizio Nefrodialitico TIKE, Siracusa


Editore

UnAnpss Onlus


Redazione c/o ARIS

Via Ammiraglio Gravina, 53

90139, Palermo (PA)


Direttore Responsabile

Rocco Di Lorenzo


Redazione

Vincenzo Borruso, Rossella Catalano, Rosy Gugliotta, Davide Matranga



Registrazione n.4448/2011 del 07/12/2011


Articoli per mese

Sede Legale: Via Trabucco 180 - Palermo (A.O.O.R. Villa Sofia-Cervello)

Sede Operativa: Via Ammiraglio Gravina 53 - 90139 Palermo

C.F. 97187790825

Tel. 091 7782629/091 6802034

Email: unioneassociazionipa@gmail.com





Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu