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SCUOLA E DISABILITÀ. NON BASTANO LE LEGGI, CI VUOLE IMPEGNO!

Pubblicato da in Salute e Società ·
Tags: scuoladisabilitàdisabileassistenzadifficoltà
Il nuovo anno scolastico non è di certo cominciato con le migliori garanzie per gli studenti con disabilità e le loro famiglie.
Nessuna assistenza igienico-personale, nessun servizio di comunicazione né trasporto e, in aggiunta, molte nomine di insegnanti di sostegno ancora da fare. E l’anticipo dell’inizio delle lezioni nelle scuole del capoluogo siciliano di certo non ha avuto una valenza positiva viste le già numerose problematicità. Tra l’altro dovrebbero essere gli stessi Dirigenti Scolastici a gestire, secondo l’Intesa del 23 Giugno 2005, fra Regione siciliana, ANCI ed UPI regionali, Sindacati, Forum del Terzo Settore ed Coordinamento delle associazioni regionali di persone con disabilità e loro familiari, la formazione preliminare dei collaboratori scolastici attraverso un corso apposito e, soltanto in caso di mancanza di questi, successivamente chiedere al Comune di appartenenza il personale qualificato necessario. Stiamo parlando degli stessi Dirigenti Scolastici che non si accorgono che mancano gli insegnanti di sostegno piuttosto che decidono l’apertura anticipata in una condizione già particolarmente destabilizzante.
Tale incapacità di gestione politica non è però purtroppo l’unico motivo di impasse.
L’art. 22 della Legge Regionale 15 del 2004, Competenze in materia di assistenza di soggetti con handicap gravi, prevede che “L'assistenza igienico personale e gli altri servizi specialistici volti a favorire l'integrazione nella scuola dei soggetti con handicap grave di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, sono di competenza dei comuni singoli ed associati della Regione siciliana. Rimane ferma la competenza delle province regionali per i servizi di cui al comma 1 qualora i soggetti da assistere frequentino le scuole secondarie di secondo grado e gli altri istituti superiori ed universitari”.
Il problema è ben evidente. Moltissimi comuni della Sicilia che dovrebbero farsi carico dell’assistenza igienica per le scuole di base sono in dissesto, non hanno le forze finanziarie per gestire ed assicurare i servizi necessari agli alunni con disabilità. E poi non esistono più le Province, e con queste sono scomparse anche delle univoche e precise definizioni circa i compiti di ciascuno. Se si aggiunge a tutto questo che, in quanto Regione a statuto speciale, la Sicilia non ha avuto predisposti i finanziamenti di 70 milioni di euro previsti dalla Legge di Stabilità per l’assistenza all’autonomia e comunicazione, si capisce come tutta questa situzione sia praticamente stata abbandonata a sé stessa.
È tra l’altro recente la preoccupazione espressa dagli esperti del Comitato sui Diritti delle Persone con Disabilità in seguito all’esame del report italiano sull'attuazione della Convenzione Onu sui Diritti Umani. Dal report emergono grandi paroloni sui piani attuati in coerenza con quanto previsto dalla convenzione, ed emergono altrettanti apprezzamenti sull’innovatività del modello di intervento adottato, tuttavia non sono sfuggite le falle e di certo non è sfuggito l’enorme divario tra le regioni che etichetta cittadini disabili di primo e secondo grado. E proprio da qui è partito il suggerimento della nomina di un riferimento per i diritti delle persone con disabilità per ogni regione, che si erga a garante della parità dei trattamenti, in senso qualitativo e quanitativo, in tutto il territorio nazionale. L’aver enfatizzato eccessivamente un lavoro che comunque presenta delle lacune molto evidenti, forse non è proprio stata mossa felice che ha piuttosto smosso le critiche di quanti, come Giampiero Griffo, uno dei rappresentanti del FID (Forum Italiano sulla Disabilità) presenti in Svizzera proprio in occasione dell’incontro, hanno interpretato l’approccio della delegazione ufficiale italiana, ritenuta spesso elusiva e inadeguata nelle sue risposte, più distruttivo che costruttivo.
La verità è che ci sono servizi che devono essere assicurati nel rispetto dei diritti di inclusione e allo studio, diritti che devono prescinedere da razza e condizione fisica e che necessitano del lavoro di tutte le istituzioni e di un impegno che è tanto imposto dalle legislazioni quanto legato alla morale e al senso civico.
Questi alunni non possono essere abbandonati a se stessi e le loro famiglie non possono essere lasciate sole, sulle loro spalle grava già il peso di una disabilità che troppo spesso è alienante rispetto ad un comune senso di “normalità” quotidiana, scandita anche dal suono di una campanella.

Rosy Gugliotta - Psicologa


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