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LA RIVOLTA DELLE CARROZZINE E LA VOCE DELL'IRONICO

Pubblicato da in Salute e Società ·
Tags: diasbilipalermoCrocettaPifSiciliaMiccichèdimissioniiene
I fatti cui abbiamo assistito nelle ultime settimane a Palermo, tra l’altro in relazione a tematiche piuttosto delicate e complesse, assumono sempre più la sfumatura dell’assurdo.
Ci ritroviamo ormai in un Paese in cui a difendere i diritti dei cittadini e a rivendicare la loro tutela non è più la politica (polis+techne: l’arte che attiene alla città), sempre più avvezza ad arti di tipologia diversa e discutibile.
E così le dimissioni dell’assessore regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, Gianluca Micciché e il risveglio del Presidente della Regione Rosario Crocetta assumono ancor di più un significato contorto.
Proviamo a ricostruire qualche tappa delle ultime vicende, ma per farlo dobbiamo tornare indietro, a circa un anno fa quando due fratelli disabili, Alessio e Gianluca Pellegrino, chiesero alla Regione Sicilia di attivarsi affinché fosse assicurata loro, e a tutti gli altri siciliani costretti a vivere su una sedia a rotelle, un’assistenza domiciliare continuativa e gratuita, visto la difficoltà di ritrovarsi a pagare con la sola pensione di solidarietà 21 delle 24 h spettanti (solo 3 sono difatti garantite dal pubblico, 2 dal Comune e una dalla Regione) di assistenza. Ai tempi, l’Assessore Miccichè si era dimostrato attento a questi bisogni, tra l’altro esposti per tramite della trasmissione Le Iene.
Un’attenzione, come tante altre, di circostanza e ben presto caduta nel dimenticatoio. Ad un anno dalla vana promessa, i fratelli Pellegrino tornano dall’Assessore che però pensa bene di evitare loro e le telecamere, lasciandoli per ore ad aspettare (ricordando l’episodio con Giovanni Cupidi, anch’egli disabile bisognoso di assistenza continua, questo non sembra essere atteggiamento raro al politico), mentre lui dal retro si dà alla fuga.
Le polemiche in seguito a tale vicenda sembravano aver fatto riflettere l'assessore, che decide di andare a trovare a casa i due ragazzi. Ma la realtà ha mostrato qualcosa di ancora più turbante: «Se voi mi date una mano d’aiuto a restare…». L'assistenza sarebbe stata garantita, a patto che i ragazzi si fossero schierati a suo favore, contribuendo così al mantenimento della poltrona. Peccato che c'era una telecamera nascosta, peccato che “quell'impegno” morale non sarebbe stato destinato a rimanere tra le quattro mura domestiche. Certo sono dinamiche queste ben note alla nostra Regione, come a tutta la politica italiana, su cui purtroppo però non è sempre possibile puntare le telecamere.
La Sicilia e la sua politica degli interessi personali. La Sicilia e il suo Governatore che definisce un atto di responsabilità le dimissioni di un suo Assessore anziché ritenere che sarebbe forse stata cosa più corretta risolvere il problema prima di tornare a casa. La Sicilia e le sue manifestazioni di persone in carrozzina che hanno bisogno del supporto di trasmissioni televisive e della voce di un regista e comico per avere risonanza.
Il 21 Febbraio, davanti a Palazzo d’Orleans a Palermo, sede della Regione Siciliana, a manifestare coi disabili, le loro famiglie e i loro diritti negati non c'erano politici, non c'erano i sindacati, c'era Pif, con la sua rabbia, con la sua risonanza mediatica, con i suoi modi irruenti, ormai gli unici con cui combattere il muro dell'indifferenza politica.
Le dimissioni dell'Assessore alla famiglia, lo scontro prima telefonico poi faccia a faccia tra Pif e il Governatore Crocetta, la frase magica «Si dimetta se non riesce a trovare i soldi» e, per incanto in una settimana, compare un fondo di 36 milioni, per un contributo di circa 10 mila euro annuo per ciascun soggetto disabile.
Dimissioni... sembra essere solo questa la paura che riesce a scuotere gli animi dei nostri politici.
Dinnanzi a tutto questa bufera mediatica, in un'intervista Antonio Costanza, presidente di ANFFASS di Palermo (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità), sostiene: «Le persone con disabilità siciliane chiedono un cambio culturale e pretendono di essere parte attiva in qualsiasi processo decisionale futuro che li riguardi, ai sensi, tra l’altro di quanto sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità; esigono altresì risposte concrete che ben rispondano al modello di disabilità fondato sul rispetto dei diritti umani e sulla qualità della vita».
Certo lascia pensare il fatto che per mettere in moto la macchina siciliana non ha fatto da benzina né il sacrosanto diritto alla salute messo nero su bianco nella sopracitata Convenzione ONU, né la stanchezza dei suoi cittadini, tantomeno i bisogni reali dei sui 3.600 disabili. C’è voluta una telecamera e il peso mediatico di un vip.

Rosy Gugliotta - Psicologa


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