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EDITORIALE A CURA DI ROCCO DI LORENZO - PARTECIPAZIONE CIVICA E TUTELA DELLA SALUTE: LIMITI E POSSIBILITÀ DELL'AZIONE DEI CCA

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Tags: leggeriordinossrsalutecittadinieducazionesanitariaservizisanitari
È stata la legge regionale 2009 n. 5 recante “Norme per il riordino del SSR” con l’art. 9 ad istituire in Sicilia i Comitati consultivi all'interno delle Aziende Ospedaliere conferendo loro un prestigioso ruolo di ponte tra i programmi e le politiche sanitarie e i bisogni di salute dei cittadini. Costituiti da associazioni di tutela dei pazienti e degli operatori dei servizi socio-sanitari i CCA da decreto hanno il compito di esprimere pareri non vincolanti e formulare proposte al direttore generale in ordine agli atti di programmazione dell'Azienda, all'elaborazione dei Piani di educazione sanitaria, alla verifica della funzionalità dei servizi aziendali nonché alla loro rispondenza alle finalità del Servizio sanitario regionale ed agli obiettivi  previsti dai Piani sanitari nazionale e regionale, proposte su campagne di informazione sui diritti degli utenti, sulle attività di prevenzione ed educazione alla salute, sui requisiti e criteri di accesso ai servizi sanitari e sulle modalità di erogazione dei servizi medesimi. Non un ruolo inquisitorio dunque, ma propositivo e attento.
In questi primi mesi del 2017 i comitati siciliani si ritrovano alla fine del triennio di attività e sono già in atto le procedure previste dalla normativa in merito al rinnovo della loro composizione. A Palermo il prossimo 7 Marzo si procederà alla definizione dell’assetto organizzativo con l’elezione del e del vicepresidente; Policlinico, ASP e Villa Sofia Cervello hanno emanato Avviso pubblico e sono in fase di raccolta delle domande pervenute dalle singole associazioni.
Una riflessione sull’esperienza maturata e su ciò che potrebbe essere induce inevitabilmente a considerare il travagliato mondo della sanità siciliana con cui la comunità si confronta quotidianamente: disservizi, carenze, strutture inadeguate, lunghe attese e intasamenti nei pronto soccorso, carenza del personale assistenziale infermieristico e delle risorse.
Come ci si pone dinanzi a tutto questo? Formulando un parere non vincolante? O aspettando silenziosamente che venga convocata una riunione per pretendere che i bisogni dei propri associati vengano accolti? O peggio ancora a non garantire nemmeno quella presenza ed esserci solo sulla carta e su elenco deliberato?
C'è da parte delle istituzioni la tendenza ad accogliere le istanze problematiche dei cittadini tramite organismi e tavoli simili. Ma occorre forse che queste realtà alzino il tono per far sentire il loro peso di rappresentanza, a dispetto del rischio incombente di un utilizzo strumentale che garantisce consensi e approvazione. La rappresentanza dei cittadini, non può essere di conformità, sostegno e condivisione in toto. Occorre altresì che venga rivisitata la normativa in merito, affinchè si creino le condizioni per cui la richiesta di un parere sia routine e il parere stesso sia “vincolante” per l’amministrazione.
Il volontariato in sanità è diventato una realtà sempre più diffusa rappresentando ad oggi non solo un fondamentale appiglio per l'orientamento alle scelte, ai percorsi e la condivisione di esperienze per chi vive una condizione di malessere, fisico, psichico, sociale ma divenendo anche un interlocutore prezioso che la governance sanitaria sta iniziando a riconoscere e coinvolgere nella valutazione delle criticità e nella pianificazione di piani di miglioramento e  azioni di politica sanitaria. È opportuno cogliere sapientemente questa opportunità.  Il confronto con i vertici delle aziende ospedaliere ha senso se è propedeutico a produrre un pensiero libero, critico e produttivo. L'auspicio è che in occasione dei rinnovi e attraverso i nuovi impegni che le singole associazioni aderenti potranno assumersi all'interno dei CCA possa divenire più autorevole e incisiva l'azione dei comitati nelle singole realtà territoriali specie ora che la sanità e le istituzioni regionali attraversano un momento di profonda crisi e soprattutto non si debba ricorrere all’intervento di Pif per smuovere gli animi.

Rocco Di Lorenzo - Presidente ARIS e UnANPSS


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